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Gabriele d'Annunzio.              D'ANNUNZIO  FOTO

 

Il Vate e Luisa, diario di un amore infedele

 


Le lettere di D'Annunzio alla Baccara raccontano furori e complicità all'ombra del Vittoriale. GARDONE RIVIERA (Brescia)   

« Cara piccola, di tutte le tristi parole non rattengo nel cuore se non questa, la sola che valga e che illumini: 'Ti amo'. Tutte le altre mi hanno vilipeso e ferito. Questa mi consola e mi medica ». E' ancora un Gabriele D'Annunzio innamorato, quello che il 9 luglio 1923 scrive a Luisa Baccara, la pianista veneziana che, ormai dal 1919 era entrata a far parte della sua vita. E tutte le dicerie, dopo il misterioso incidente del 13 agosto 1922, quello che lui chiamerà più tardi «il volo dell'arcangelo», che la volevano implicata nella caduta del poeta da una finestra del salotto da musica del Vittoriale, sono fugate. E' stato reso noto, ieri, il contenuto delle lettere che D'Annunzio ha scritto alla Baccara durante il ventennio della loro relazione che è durata sino alla scomparsa del vate nel 1938, essendo scaduto il vincolo testamentario che la pianista aveva fissato dopo 15 anni dalla sua morte, avvenuta a Venezia il 21 gennaio del 1985. Ora sacchi di missive, telegrammi, carte, ben 3.648 fogli sono a disposizione degli studiosi e del pubblico. E sul giallo della famosa «caduta» nemmeno un cenno. «E' stata la sorella di Luisa, Jolanda, a urtare il poeta, così scherzando, perché comunque lui allungava le mani anche su di lei», ha detto nel presentare le lettere, Annamaria Andreoli, Presidente del Vittoriale, riproponendo la versione più accreditata. Eppure attorno a quell'incidente che rischiò di costargli la vita e che, in ogni caso, lo distolse per sempre dalla vita politica, si è molto fantasticato. Perché il 15 agosto, due giorni dopo la «defenestrazione», era stato fissato un incontro tra il Vate, Saverio Nitti e Benito Mussolini, possibile «direttorio» di una svolta politica che lo stesso D'Annunzio avrebbe suggellato il 4 novembre, pronunciando il discorso della vittoria. Invece quella caduta bloccò il poeta mentre Mussolini anticipava, con la marcia su Roma del 28 ottobre, la sua occupazione del potere. Le prodezze di soldato di D'Annunzio, la sua occupazione di Fiume che durò 16 mesi e non ultimo il suo intervento, il 3 agosto del '22 dal balcone di Palazzo Marino a Milano per pacificare la folla in sciopero, quasi una sconfessione dell'operare fascista, non erano piaciuti a Mussolini, che aveva visto di malocchio tutto quel consenso di popolo. Ma di tutto questo, nemmeno un cenno nelle numerose lettere. Emerge un percorso amoroso molto

particolare tra i due amanti. Lui, quando conosce Luisa era già avanti nell'età, aveva 56 anni, era famoso, estroso, affascinante e donnaiolo, mentre lei, molto più giovane, (26 anni), era soltanto una sensibile e affermata pianista. Ma non priva di determinazione. Luisa, poco dopo il loro incontro, lo segue a Fiume contro la volontà della sua famiglia. Dapprima parole d'amore nelle lettere, una folle passione, senza limiti, senza freni. E sono lettere erotiche, quelle che lui le invia pur vivendo sotto lo stesso tetto. «Il tuo giovane corpo sul mio, quale voluttà», scrive. Lei a Fiume fa la preziosa e lui regali, violette, cene a lume di candela, per conquistarla. Sino al 1924. Poi la forte passione va scemando. E D'Annunzio inizia a dirle che lui, il poeta sommo, per scrivere, per produrre ha bisogno di libertà, di incontri, di altre storie d'amore, di vivere senza legami. E allora le lettere, dal 1927 diventano quasi pedagogiche per convincerla ad un rapporto di coppia aperto, affinché lei accetti le altre senza scene di gelosia, senza credere di non

essere più amata. Perché, grande è il cuore del poeta, così come la sua potenza sessuale che, nonostante l'età, sembra non scemare. Le lettere rivolte a Luisa si infittiscono: dalle 33 del 1919 passano a 334 nel 1930; arrivano anche a 561 nel 1934. E, in molte di queste, lui le racconta i suoi incontri, i suoi nuovi amori, le descrive le sue performance erotiche, la mette a parte di ogni suo stato d'animo. «Adesso lei mi ama», le scrive a proposito della pittrice Antonia Addison che aveva cercato in tutti i modi di conquistare. E poi le parla di Elena Sangro, a cui aveva dedicato il Carmen votivum, composto di versi erotici, o delle diverse dame di compagnia che incontrava sul lago, di donne di spettacolo che andavano al Vittoriale a trovarlo. E sempre piena di amori, risulta la vita di D'Annunzio da queste carte, tanto che, nel 1937, due anni prima di morire, parla a Luisa della sua giovanissima amante, Hevelina Scapinelli, di vent'anni, figlia di amici. E lei? Lo proteggeva dagli scocciatori, lo coccolava. Gli era devota e lui le era molto riconoscente. «Hai dormito bene stanotte?», le chiedeva in un biglietto. «Cosa vorresti mangiare oggi?». E non è nemmeno vero, ciò che si mormorava tra i curiosi delle sue storie, che dopo l'incidente non avessero più rapporti. Le lettere lo smentiscono: «Ho dormito bene tutta la notte col capo sul tuo seno», le scrive. Allora quale senso ha la loro storia che si diceva piena di odio, di astio e recriminazioni? «Risulta, da queste lettere che il loro era un rapporto di complicità, un rapporto moderno, possiamo dire, certamente non facile come tutte le lunghe convivenze», afferma Annamaria Andreoli di cui tra poco uscirà un nuova biografia di D'Annunzio, Il vivere inimitabile ( Mondadori ): « In fondo, il poeta voleva una moglie, una casa, un nido. Sin da quando aveva 18 anni aveva espresso questo desiderio di avere un nido con dentro una signora D'Annunzio. Voleva una famiglia, certamente, non tradizionale e una donna che lo comprendesse nei suoi eccessi e nelle sue debolezze, e anche nella sua grandezza. E Luisa Baccara è stata tutto questo ».

Duce a passo di corsa con i bersaglieri



 

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