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Gabriele d'Annunzio.    D'ANNUNZIO  FOTO

 

I sonni del Vate, eros e cocaina

 

 

In una lettera inedica alla marchesa Casati Stampa, D'Annunzio confessa l'uso di droga




Roma La "piccola amica dorata" che si infila, "verso la mezzanotte", nel letto di Gabriele D'Annunzio. Il poeta che comincia a spogliarla, ma dopo "i primi esercizi" è costretto a fermarsi: «Cominciai ad annoiarmi». Così, per sostenere quell'amplesso che tanto bramava, ricorre al " philtrum niveum ", cioè alla cocaina. È una delle fantasie erotiche notturne del Vate con la marchesa Maria Luisa Casati Stampa, una delle sue amanti più famose ma anche più discrete. È lui stesso a raccontarla all'oggetto dei suoi desideri, in una lettera indirizzata alla nobildonna milanese il 27 marzo 1930, quando D'Annunzio era ormai vicino alla soglia dei 70 anni.Il documento inedito è spuntato fuori dalle migliaia di carte dannunziane del Fondo Gentili, di cui è in corso la catalogazione presso la Biblioteca Nazionale di Roma, sotto la supervisione di Annamaria Andreoli, presidente del Vittoriale degli Italiani. La missiva conferma come la Casati Stampa fosse nei pensieri amorosi del poeta anche negli anni del Vittoriale, dopo la loro lunga relazione nel primo decennio del secolo e la lettera ritrovata fa ipotizzare l'esistenza di un ricco scambio epistolare, oggi sopravvissuto solo in parte. Ribattezzata affettuosamente "Corè", il Vate ricordava con struggimento gli anni passati insieme a lei: «Sento di continuo la tua presenza nella mia malinconia». Una presenza che diventava morbosa nei sogni, come quando le raccontava di aver immaginato il suo arrivo sotto le lenzuola: «Quasi subito le gambe dell'ospite notturna si allungarono, gli occhi si allargarono, l'ombra inguinale si scurì, tutta la pelle eguagliò in candore la inebriante neve. Ma, per confermare la mia certezza, cercai la sommità del braccio e l'ascella. Eri tu, averna Corè. Più tardi, ti feci ridere. Ridemmo come noi due soli sappiamo ridere insieme». Un brusco risveglio obbligò il Vate a prendere atto che l'amante era lontana e così cercò consolazione nei paradisi artificiali e nel misticismo orientale: «Non avevo sonno. Mi misi a toccare le più belle cose di Persia e d'India da me raccolte (...). Dopo ventisei ore di digiuno chiedo il mio pasto fosforico (un'altra dose di cocaina, ndr)».Il solito linguaggio immaginifico, dunque, che lascia però intravedere, più che in altre testimonianze, un coinvolgimento non solo cerebrale, ma anche emotivo dell'autore più celebre dell'epoca.

 

Cocaina: D'Annunzio, il grande amatore, la chiamava  "mattonella di Persia"

La storia è raccontata in 140 lettere conservate al Vittoriale a Gardone, e sarà pubblicata da Sellerio. Margherita Besozzi aveva 29 anni meno del vate ma nutriva per lui una sorta di passione a tratti tenera, a tratti sessuale. Lei era una giovane donna ardente che accese innanzi all'immagine di lui la "lampada votiva, quella che si accende solo davanti a Dio". Ma D'Annunzio tentava di sottrarsi a causa "della

 

vecchiezza " e quando non poteva proprio rifiutare si aiutava con la cocaina; la " mattonella di Persia ", la chiamava lui. "La donna è una scienza, - aveva scritto  il poeta - una creatura terrena da apprendere amorosamente e carnalmente nel suo profondo".  Anche questo è D'Annunzio raccontato attraverso altre lettere d'amore pubblicate da Annamaria Andreoli in un recente libro. Si tratta di lettere del poeta indirizzate a Ester Pizzutti, a Olga Ossani, Febea, Luisa Casati, Corè o Elvira Leoni, Barbara. Le centinaia di amanti del calvo e piccoletto abruzzese, comunque, non si trovavano di fronte ad un maschilista, ma ad un abile seduttore che praticava anche "l'irresistibile attrattiva del double", prediligendo i rapporti a tre: con due donne, meglio se madre e figlia, come nel caso di Natalia e Maria Hardouin o in quello più celebre di Eleonora Duse e sua figlia, la Beccara che ai bei tempi lo attendeva a Venezia al Palazzo Barbarigo. Il vate non disdegnava neppure gli incontri con donne malate e deboli, come la pallida, magra e sterile Elvira Leoni, ribattezzata Barbara, con la quale D'Annunzio si abbandona ad un petting selvaggio e sensuale, trasportando in infuocate lettere il suo desiderio sessuale: "Comincio a mangiarti dalla lingua e vado giù fino in alla "rosa". Insomma, gira e gira, anche un grande poeta punta sempre e solo alla "rosa"! Che sia una questione di biologia più che di poesia? 
 

 

 

2008 - Ottantesimo Anniversario della nascita nella sua Pescara


 
L’ottantesimo anniversario della nascita di Pescara e il settantesimo anniversario della morte di chi ne è stato fra i primi fautori, sembrano non casualmente sfiorarsi. Perché il nome di Gabriele D’Annunzio e quello di Pescara sono uniti dalla storia, oltre che dalla memoria cittadina. La città giovane e il ragazzo prodigio. Il luogo d’ispirazione e il Vate. Figlio di un Abruzzo forte e gentile, nato dall’umanità ricca e varia che viveva nelle case basse della sua Pescara, D’Annunzio è diventato famoso col sapore del verde Adriatico e il ricordo delle sue tamerici salmastre ed arse sempre e ovunque nel cuore. Forse di Pescara Gabriele D’Annunzio è stato il primo vero promotore, per averne incarnato così bene la forza travolgente e l’apertura verso il nuovo. Di certo non l’ha mai dimenticata, trasfigurandola nelle opere più importanti, o con quel suo vezzo di parlare in dialetto stretto agli amici, ai conterranei, o, ancora, con i gesti eclatanti del Vate e le solitudini che accompagnarono il Poeta nei momenti del dolore e del ricordo. Né la città ha mai ripudiato il suo genio letterario, la sua vita spesa fra gli amori, le avventure, le imprese militari e la sua discussa passione politica. Era un uomo del suo tempo, capace di tradurne il mito e di rappresentarne le contraddizioni. Era, è stato e sempre sarà, un pescarese veramente convinto, anche nelle invettive e nei momenti di distanza da quell’Abruzzo, mai, forse, così bene immortalato come nei versi di D’Annunzio. Di questo rapporto la città conserva tutti i segni, nelle strade e nei luoghi a lui intitolati, nelle manifestazioni nate per celebrare il suo nome, le sue origini, nei libri e nelle rappresentazioni teatrali che raccontano le mille sfaccettature e le mille accezioni di un genio poliedrico e intramontato, che parla ancora, persino attraverso i prodotti tipici che lui stesso nominò, quali ad esempio l’Aurum oppure il Parrozzo ed ancora il Senzanome, prodotti che hanno ricavato a Pescara un altro spazio nel mondo. Un rapporto forte, non intaccato dallo scorrere del tempo, come dimostra il fiorire di iniziative che a 70 anni dalla sua morte su D’Annunzio hanno ancora molto da dire. In questo rapporto il Comune ha fatto la sua parte, sia sostenendo chi ha ben alimentato iniziative e memorie negli anni, sia pure facendosi portatore, quando è stato possibile, di iniziative proprie capaci di testimoniare e dare un futuro al legame tra la città e il suo cittadino. Così celebreremo D’Annunzio e discuteremo attraverso eventi, spettacoli e convegni, sicuri che facendoci custodi della nostra storia e aprendo nuovi spazi ove far circolare cultura e opinione, faremo qualcosa che al pescarese D’Annunzio non sarebbe dispiaciuto: celebrare il Vate e regalare una città nuova al Poeta.

 

( Sindaco di Pescara - LUCIANO D’ALFONSO )

 

 

 

E proprio sabato 1° marzo il Centro nazionale di Studi dannunziani avvia le celebrazioni per questo anniversario, che si articoleranno in diverse manifestazioni nel corso dell’anno, con la presentazione al Mediamuseum alle ore 10,30 del libro di Giordano Bruno Guerri “D’Annunzio. L’amante guerriero” edito da Mondadori. Con l’autore interverranno Giuseppe Papponetti e Giacomo D’Angelo.«Amante guerriero nella seduzione come in letteratura e in politica, d’Annunzio fu un uomo che seppe imporre i propri sogni agli altri uomini. Egli rivoluzionò la figura dell’intellettuale facendo della sua vita un’opera d’arte, ricca di chiaroscuri mai scontati e influenzò più generazioni nel gusto e nella visione del mondo», dicono gli organizzatori dell’evento. «L’Italia del secondo dopoguerra ha cercato in tutti i modi di sbarazzarsi di lui, alternando l’indifferenza alla condanna, totale e preventiva. Una storiografia semplificata ha visto e vede in lui l’inventore di riti e parole d’ordine sui quali si sarebbe fondato il regime fascista. Ma, in realtà a Fiume D’Annunzio fu ben di più: l’inventore di una modernità che andava oltre la destra e la sinistra, anticipando le costituzioni più avanzate dei nostri giorni». Ed in questo suo libro, Guerri racconta un personaggio restituito al suo pensiero ed alla sua arte oltre che al suo tempo. E racconta nel dettaglio anche l’amante instancabile di tantissime donne. A settant’anni dalla morte del poeta, Guerri trova la cifra per un racconto spassionato ma appassionante, spregiudicato ma colmo di sensibilità storica, letteraria ed umana sulla vita e le opere dell’”Imaginifico”. E come disse Alberto Arbasino «D’Annunzio è il cadavere fra i più ingombranti di tutte le letterature» ed ancora Mario Sansone, «D’Annunzio, oggi così apparentemente assente, sta ancora dentro la crisi italiana; o, se si vuole, la contemporanea crisi italiana è ancora troppo ricca di umori sofferti da D’Annunzio per poter smaltire D’Annunzio». Giordano Bruno Guerri, scrittore, storico, autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi, docente di storia contemporanea in numerose università straniere è, attualmente opinionista de “il Giornale” oltre che Presidente della Conferenza Internazionale Langtech 2008 sulla tecnologia del linguaggio e del parlato. Tre le numerose iniziative che il Centro nazionale di Studi dannunziani ha in serbo nel corso dell’anno per ricordare la ricorrenza figurano il 35° Convegno nazionale di Studi dannunziani sul tema “d’Annunzio vivo” in autunno, un convegno di studi su “d’Annunzio e la Mitteleuropa” in collaborazione con l’Istituto italiano di Cultura di Vienna sempre in autunno, la pubblicazione del volume “d’Annunzio essenziale” a cura del Centro con l’editrice Ediars, una serie di proiezioni sulla vita e l’opera dello scrittore pescarese in programma al Mediamuseum durante tutto il 2008 e in collaborazione con l’Università di Chieti-Pescara il VI Premio Internazionale di Poesia ‘Gabriele d’Annunzio’ che nel passato ha premiato poeti del calibro di Yves Bonnefoy, Mario Luzi, Adonis, Hans Magnus Enzensberger, Mark Strand. La presentazione dell’opera di G.B Guerri sarà preceduta dalla proiezione di un brevissimo documentario sulla pescaresità di D’Annunzio realizzato da Enzo Biagi e tratto dal programma “Cara Italia”.

 


 


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