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FESTE VIGILIANE Città di Trento   19 - 26  giugno 2004

 
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La 'Mascherada dei Ci usi e dei Gobj'

La "Mascherada dei Ciusi e dei Gobj" ha anch'essa tradizioni secolari e prende spunto da un episodio storico realmente accaduto nel VI secolo. In quel tempo Re Teodorico decise di far fortificare alcune città del suo regno e una di queste - secondo una leggenda di origine erudita - fu Trento. Per accelerare i lavori di costruzione delle mura, vennero chiamati lavoratori anche da fuori, soprattutto da Feltr.e. Sopravvenne una grande carestia e i feltrini che rimasero a Trento erano numerosi e affamati. Di conseguenza tentarono di impossessarsi delle vettovaglie che erano custodite in magazzini per far fronte alle esigenze dei cittadini. Ne nacque una furibonda battaglia ed i trentini riuscirono a difendere le loro provviste, scacciando definitivamente i feltrini dalla città. Della " mascherada " parlò per primo il Mariani in uno scritto del 1673, chiamandola " Gobbada " o "Gobbeide", ma le origini risalgono agli inizi del 1200, quando appunto fu edificata l'ultima delle cinte murarie della città. Emblematicamente si affidò alla polenta, cibo base dei nostri avi, la rappresentazione delle vettovaglie da difendere e ne nacque uno spettacolo dove i Ciusi ( i feltrini vestiti di giallo e rosso ) sono impegnati nella conquista del paiolo, difeso dai Gobj ( i trentini, con vesti grige bordate di nero ) aiutati in questo compito dalle " Strozzere ", le loro consorti. Lo spettacolo si svolgeva durante le feste di Carnevale e in occasione della festa del Patrono San Vigilio. In epoca moderna, la prima edizione della "Mascherada" venne realizzata nel 1984 e nel 1989 nacque la "Confraternita dei Ciusi e dei Gobj".

I fuochi d'artificio

La tradizione dei fuochi d'artificio, di cui si trova documentazione già nel XVI secolo, era profondamente radicata nella popolazione trentina e continua a rappresentare un momento di forte richiamo nel contesto delle Feste Vigiliane. All'allestimento dei fuochi venivano deputati due consoli del Comune di'Trento, i quali provvedevano a trovare i maestri artificieri ed assistevano alle prove generali. Per l'occasione veniva costruita una " macchina per fuochi " che si avvaleva di una ricca scenografia, che cambiava di anno in anno. Già alla fine del Seicento, queste macchine offrono uno spettacolo pirotecnico davvero imponente, supportato, come si legge in una cronaca del tempo, da 40 paia di razzi, 1450 girandole, 100 razzi da sparare in alto e 12 grandi ruote. Ai fuochi si dava moltissima importanza, perché era credenza comune che questi fossero molto graditi a San Vigilio. Infatti, quando si pensò di allestire analogo spettacolo per festeggiare il Re di Roma - si era nel1811 - non se ne poté far nulla, perché la pioggia impedì l'esplosione dei fuochi. E la vox populi sentenziò: " San Vigilio vuole i fuochi solo in onor suo ". Lo spettacolo pirotecnico nei primi tempi si teneva in Piazza del Duomo e quindi, dal 1855, venne spostato in Piazza d'Armi, l'attuale Piazza Venezia; più recente, inve­ce, la collocazione lungo le rive dell'Adige, anche per motivi di sicurezza.

 

 

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